La rottamazione quinquies è ufficialmente partita e da oggi chi ha debiti con il Fisco può fare domanda online. È una finestra lunga, ma non per tutti conviene aspettare.
La nuova definizione agevolata, introdotta con la Legge di Bilancio 2025, consente di chiudere vecchie cartelle pagando solo il dovuto, senza sanzioni e interessi. La procedura è già attiva sul sito dell’Agenzia delle Entrate Riscossione e riguarda milioni di contribuenti.
Il motivo per cui se ne parla ora è semplice: il sistema è operativo e i primi chiarimenti ufficiali hanno delineato chi rientra davvero e chi no.
Quali debiti rientrano davvero nella rottamazione
La misura riguarda i carichi affidati alla riscossione tra il 2000 e il 31 dicembre 2023. Parliamo soprattutto di imposte non versate emerse dai controlli automatici e formali, contributi Inps non derivanti da accertamento e alcune sanzioni stradali.
Attenzione però: non tutte le multe sono incluse. Rientrano solo quelle irrogate dalle Prefetture. Restano fuori le sanzioni elevate dalla polizia locale dei Comuni, così come i tributi comunali e regionali, dalla Tari al bollo auto.
Sono esclusi anche gli avvisi di accertamento dell’Agenzia delle Entrate. Un dettaglio che molti stanno scoprendo solo ora.
Come presentare la domanda e cosa succede dopo
La domanda va presentata entro il 30 aprile 2026, esclusivamente online. Chi accede all’area riservata con Spid, Cie o Cns visualizza automaticamente solo i debiti che possono essere rottamati. In alternativa si può usare l’area pubblica, allegando documento e indicando un’email ordinaria.
Entro il 30 giugno 2026 l’Agenzia delle Entrate Riscossione comunicherà l’esito della richiesta e l’importo dovuto. La prima scadenza è fissata al 31 luglio 2026, sia per chi paga in un’unica soluzione sia per chi sceglie il piano rateale.
Il pagamento può essere diluito fino a 54 rate bimestrali, per un periodo complessivo di nove anni. Dal 2027 in poi le rate diventano regolari, con interessi al 3% annuo.
Chi ci guadagna e chi rischia di restare fuori
Il vantaggio principale è evidente: niente sanzioni, niente interessi di mora, niente aggio. Si paga solo il capitale e le spese vive. Inoltre, dalla presentazione della domanda, le nuove azioni esecutive vengono sospese.
Il rischio, però, è la decadenza. Bastano due rate non pagate, anche non consecutive, o il mancato versamento dell’ultima rata per perdere tutti i benefici. In quel caso il debito torna pienamente esigibile.
Per chi ha rateizzazioni in corso, la domanda sospende i pagamenti fino a luglio 2026. Ma se la richiesta viene accolta, le vecchie rate vengono automaticamente revocate.
La partita ora è aperta. Nei prossimi mesi potrebbero arrivare ulteriori chiarimenti o correttivi, ma la scelta di aderire o meno inizia già oggi a fare la differenza.