I maschioni del rugby vestono Arcigay!

giovedì, maggio 15th, 2014

Il team The Roosters, nato pochi mesi fa dall’unione di alcuni giocatori del Cus locale, avrà sulle maglie la scritta e il simbolo dell’ARCIGAY. Il presidente nazionale Romani: “I giocatori sono tutti etero, ma questo non vuol dire nulla. Sono orgogliosi di essere utili a una causa civile”

Lo sport più “macho” per antonomasia abbraccia la causa omosessuale. The Roosters, formazione di rugby a 7 nata pochi mesi fa da alcuni giocatori del Cus Ferrara, team che milita nella serie B italiana, avrà sulle maglie la scritta e il simbolo dell’Arcigay. L’associazione per il riconoscimento dei diritti gay pagherà muta, borse e tute, oltre all’iscrizione al prossimo torneo che si disputerà a Monaco di Baviera a fine settembre. L’esordio dei Roosters (in inglese ‘galletti da combattimento’) è previsto per sabato prossimo, a Ferrara, in concomitanza con la giornata contro l’omofobia. In quell’occasione i giocatori avranno un banchetto per la raccolta fondi.

ll presidente di Arcigay Flavio Romani: “Una sfida a chi non prende posizione – Si sono offerti loro, questi sono gesti di civiltà che fanno bene. Segnali piccoli, ma che spingono a dire: io da che parte sto? Come la penso sull’omofobia?”. Salvo Finistrella, di Arcigay Ferrara, ha messo in contatto la squadra e l’associazione: “Ho fatto da tramite perché mi sembrava una iniziativa importante. E questi giocatori porteranno i colori rainbow nei tornei internazionali. Ma soprattutto i giocatori hanno fatto al loro interno una dichiarazione programmatica: no all’omofobia”.

“È la prima volta in assoluto che la nostra associazione sponsorizza una squadra sportiva – commenta ancora Flavio Romani – ma il mondo del rugby, a differenza di altri, è molto aperto”. Una sensibilità che travalica i confini locali: a livello internazionale la nazionale australiana, una delle più forti al mondo, sostiene da sempre campagne contro l’omofobia, diventando un esempio da imitare per giovani e sportivi che amano questo sport. In Italia, invece, i pionieri sono proprio questi piccoli ‘galletti da combattimento’ (la traduzione italiana di Roosters) che “ci fanno comprendere che le nostre tematiche vengono capite e difese anche da chi non è gay, lesbica o transgender” asserisce Romani, che specifica: “A scanso di equivoci tutti i giocatori sono etero”.

Per i giocatori, quindi, i diritti non hanno un genere o un colore ma l’unica meta è “essere utili a una causa civile”. A dirlo è uno dei fondatori della squadra, Alberto Fogagnolo, e proprio da altri due componenti della formazione, da sempre attivi in favore delle tematiche Lgbt, è partita l’idea di questa collaborazione. Dall’idea si è passati alla pratica: i giocatori ne hanno parlato con Salvo Finistrella, un amico che frequenta la palestra del Cus e membro del direttivo provinciale di Arcigay, che a sua volta li ha messi in contatto con la segreteria nazionale, prima dell’incontro diretto con Flavio Romani avvenuto a fine marzo. Un passaggio della palla ovale che ha portato alla partecipazione al grande evento di sabato: al banchetto saranno presenti i prototipi delle possibili divise da indossare, e saranno le persone presenti alla giornata contro l’omofobia a sceglierle. Una grande condivisione sportiva e culturale per superare le yard di pregiudizio che può essere supportata anche dai cittadini. Nel gazebo, infatti, saranno in vendita per autofinanziamento delle magliette con il motto della campagna australiana contro l’omofobia: “It’s not who you are, it’s how you play the game” perché quello che conta, sul campo dello sport come in quello della vita, “non è quello che sei ma come giochi”.

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