Google Glass Made in Italy grazie a Luxottica

giovedì, aprile 17th, 2014

Chi l’ha detto che tecnologia e design non possono andare a braccetto?
Certamente non Google, che ha scelto di affidare il design dei nuovi Google Glass a Luxottica, leader mondiale del settore del design, della produzione e della distribuzione dei principali marchi di occhiali sportivi e di lusso, portabandiera del Made in Italy nel mondo.

L’obiettivo è conferire un’impronta fashion e cool al nuovo gioiellino di Mountain View. Un’invenzione che promette di rinnovare radicalmente l’user experience del web e il rapporto tra multimedialità e utente, ma a cui ancora manca quel tocco distintivo e quel tanto di portabilità e gradevolezza estetica che – la storia della Apple insegna – può fare la differenza.

Largo, dunque, alla contaminazione tra tecnologia e design, moda e innovazione, lifestyle e ingegneria, coinvolgendo anche i due marchi più famosi di Luxottica: Ray-Ban e Oakley. Una sfida affascinante, tanto per Google quanto per l’azienda italiana, che brucia la concorrenza mettendo un piede, a braccetto nientemeno che con Google, in un settore potenzialmente rivoluzionario, tanto sul fronte dell’industria dell’eyewear, quanto su quello dell’informatica. E con un team di lavoro composto al 75% da italiani.

L’accordo, ufficializzato da poche settimane, arriva al termine di un anno di lavoro propedeutico e a qualche mese di distanza dalla divulgazione di un’altra partnership di pregio: quella tra Vsp Global, leader mondiale nel settore della produzione delle lenti, e Google. Anche in questo caso, non si tratta soltanto di fornire le giuste lenti e le migliori montature ai glasses, la portata dell’accordo è più ampia e coinvolge anche gli ottici, che in un futuro non troppo lontano saranno impegnati in corsi di formazione per imparare a installare i futuristici congegni di Mr G sulle montature. Perché, altra novità dei Google Glass, a un passo dal lancio sul mercato si è deciso di prevedere l’installazione del device anche su lenti graduate.

La portata della sfida dei Google Glass sta tutta qui: abbattere le resistenze psicologiche, estetiche e funzionali che portano una larga fetta del mercato ad accettare con riluttanza di indossare un computer sul viso. «È un problema di moda molto più che di tecnologia» si è lasciato sfuggire più volte Astro Teller, responsabile di Google per il progetto dei Google Glass. Una dichiarazione che fa il paio con quella di Andrea Guerra, amministratore delegato di Luxottica: «Pensiamo che sia giunto il momento di unire le competenze, il know-how e la forte attenzione alla qualità del prodotto che ci caratterizzano con l’altissima competenza tecnologica di Google per dare vita a una nuova generazione di dispositivi rivoluzionari».

I Google Glass aspirano ad inaugurare su vasta scala l’era del “wearable computing”, abbattendo la distanza fisica tra computer e corpo umano, con il necessario corollario di comodità e gradevolezza estetica, unite a iper tecnologia all’avanguardia. Fino ad oggi né Google né i concorrenti sono riusciti a trovare la formula magica che consentisse di rispondere a queste esigenze, a causa delle dimensioni della batteria, della necessità di superfici adeguate su cui proiettare le immagini e quant’altro. E i modelli proposti sono risultati nel migliore dei casi sciatti, nel peggiore sgradevoli e scomodi.
Ma con Luxottica dalla sua parte, l’aria che tira sembra diversa.

Blabuzz

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